Il PD non ha mai votato contro il taglio delle pensioni d’oro

La voce che sta girando in queste ore che accusa i Senatori del Partito Democratico di avere votato contro il taglio delle pensioni d’oro è una notizia falsa e fuorviante e per questo sento l’esigenza di fare chiarezza.
Le così dette “pensioni d’oro”, stimate in un numero inferiore a 10 in tutto il Paese e appartenenti a manager pubblici di grande rilievo come il responsabile dei Servizi Segreti Italiani, colui il quale è responsabile della sicurezza dello Stato, sono state tagliate dal Governo Monti (anche con il nostro appoggio) diversi mesi fa imponendo un contributo di solidarietà. L’emendamento in discussione non andava a modificare tale decisione e, come spiegato dalla relazione tecnica redatta dal Ministero dell’Economia ad esso riferita, non produceva effetti negativi per i saldi di finanza pubblica. Questo significa che quel comma non determinava una maggiore spesa per le casse dello Stato, e ciò dimostra che quanto affermato da troppi oggi è falso. Non abbiamo mai votato contro la riduzione delle pensioni d’oro  e il Partito Democratico non ha in nessun modo cambiato idea a tal proposito. Quella sulle pensioni d’oro e’ l’ennesimo caso di disinformazione non so se dolosa o frutto di incompetenza.
 
Per spiegare l’accaduto occorre chiarire che: 1. nel dicembre 2011 scorso il decreto-legge “Salva-Italia” ha stabilito un taglio alle retribuzioni degli alti dirigenti pubblici superiori ai 300.000 euro annui; 2. quella disposizione ha determinato una situazione nella quale numerosi alti dirigenti pubblici che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento sono fortemente incentivati a scegliere di andare in pensione subito, invece di continuare a lavorare (così come invece ha chiesto loro il Governo) per evitare che il nuovo stipendio, oggi decurtato, determini una riduzione corrispondente del trattamento pensionistico a cui altrimenti avrebbero già diritto. Per evitare questo, il Governo si è impegnato a fare in modo che, rimanendo in servizio, essi non subiscano quel pregiudizio. 3. In un decreto-legge adottato ultimamente, il Governo ha quindi inserito una disposizione che stabilisce che il taglio operato con il decreto “Salva-Italia” non possa incidere sul trattamento pensionistico già maturato da quei dirigenti alla fine del 2011 nel vecchio regime, bensì incida soltanto sul trattamento che maturerà a loro favore dal 1° gennaio in poi, decidendo essi di restare in servizio. Va sottolineato che tale disposizione corrisponde a un orientamento giurisprudenziale costante della Cassazione e della Corte costituzionale, secondo il qualee il trattamento pensionistico per il quale una persona ha già maturato i requisiti, ma che non viene attivato poiché essa decide di continuare a lavorare, costituisce un diritto acquisito che non può essere inciso da nuove disposizioni. La disposizione inserita dal Governo nel decreto-legge mirava dunque anche a evitare una pioggia di loro ricorsi dei dirigenti interessati, ricorsi che a breve arriveranno (grazie a Lega, PDL e IDV) e che avranno ottime possibilità di successo, successo che, concretamente, si tramuterà in esborsi da parte dello Stato non indifferenti, che peseranno sulel t asche dei cittadini. Questo il Partito Democratico e il Governo lo volevano evitare.
Così stando le cose, mi è parso ragionevole l’accordo tra i partiti della maggioranza nel senso di respingere l’emendamento soppressivo presentato dalla Lega. E quando in Senato mercoledì scorso si è delineata la defezione quasi in blocco del Gruppo del PdL (con la significativa eccezione dei suoi esponenti di vertice), ho approvato la scelta del PD di mantenere invece l’impegno preso, nonostante che questo rischiasse di esporci alla disapprovazione dell’opinione pubblica meno informata.
Aggiungo soltanto che, se anche non avessi approvato questa scelta del PD, non avrei esitato a dirlo chiaro e tondo in questa sede e in ogni altra.

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Successo per l’incontro dedicato alle Imprese promosso dalla sentrice Pignedoli

“Emergenza imprese: tra ritardati pagamenti e difficoltà di accesso al credito”, questo il titolo dell’incontro audizione che si è tenuto ieri, 4 maggio, a Reggio Emilia, promosso dalla senatrice reggiana Leana Pignedoli al quale ha partecipato un folto pubblico di imprenditori della grande e piccola impresa, associazioni di categoria e amministratori locali. Un “momento fondamentale di confronto” come lo ha definito Roberto Ferrari, segretario provinciale del Partito Democratico nel suo intervento introduttivo “un atto dovuto e voluto dal Partito Democratico reggiano che ha scelto di non rimanere in silenzio di fronte alla drammatica situazione delle imprese”. Anche Leana Pignedoli ha voluto ricordare come “il mix di ritardati pagamenti e chiusura del credito bancario se prima condizionava la competitivita’ delle imprese ora diventa questione vitale. Troppe le aziende che non ce la fanno. Bisogna fare presto a trovare misure che diano ossigeno alle imprese. Non ha senso parlare di ripartenza se non ci si concentra sulle criticita’ delle imprese che sono “motore della crescita”. Pragmaticità e tempestività le parole chiave della giornata, necessità di soluzioni rapide che permettano al nostro Paese di ripartire, di riniziare a crescere, perché se le imprese, che rappresentano circa l’80% dell’intera economia nazionale, muoiono e le amministrazioni locali non possono fare investimenti e liquidare velocemente i crediti (dando quindi lavoro e permettendo all’economia di girare) l’Italia non può che cadere a picco. Servono incentivi che premino i circuiti virtuosi, meno burocrazia e accesso al credito facilitato. Questo in sostanza quanto affermato da piccoli e grandi imprenditori, CNA, Confesercenti, esponenti della coperazione e dagli amministratori locali, uno per tutti il sindaco di Quattro Castella Tagliavini, e dal vice presidente della provincia Saccardi, che ha prodotto un proposta articolata su soluzioni possibili per aiutare le imprese e non accumulare il debito, tutti ascoltati con attenzione, per l’occasione, dai senatori PD Anna Rita Fioroni, Gian Carlo Sangalli e Marco Stradiotto. E proprio quest’ultimo, nel corso del suo intervento, ha sottolineato le criticità dovute al patto di stabilità imposto ai comuni che “blocca il circolo della liquidità, frenando le aziende e innescando un circolo vizioso in cui ‘io non ti pago perché io non sono stato pagato’”. Stradiotto, componente della commissione Finanzia e Tesoro del Senato, ha, poi, ribadito la richiesta del Partito Democratico di “imporre, fin da subito, pagamenti a 30-60 giorni da parte delle pubbliche amministrazioni (anticipando la direttiva europea, come è stato chiesto dal PD con una mozione) che, solo in questo modo, potranno ricontrattare i prezzi con i fornitori, potendo garantire pagamenti pressoché immediati a costi minori, perché non caricati degli interessi applicati dalle imprese al settore pubblico, sino ad oggi pessimo pagatore visti i tempi necessari a liquidare”. Dello stesso parere Gian Carlo Sangalli, membro della commissione Industria del Senato, che, dopo una breve analisi del ‘come’ si è arrivati a questo punto, “con un Governo, il precedente, che non ha preso consapevolezza della crisi in atto e, anzi, ha bruciato solo con la finanziaria del 2008, più di 25 miliardi di Euro, abolendo l’ici per tutti, non solo per chi davvero ne aveva la necessità come, invece, aveva legiferato il Governo Prodi”, ha ammonito “Monti è stato chiamato con il preciso intento di provare a curare un Paese in caduta libera, ma deve agire subito. Se non ci sbrighiamo, e se non ci interessiamo del debito pubblico, come sostiene si debba fare qualcuno che ultimamente si improvvisa politico, rischiamo di non avere le liquidità necessarie per riscaldare più del 60% del Paese il prossimo inverno”. Sul tema delle banche ha preso la parola, invece, Anna Rita Fioroni, membro della commissione Industria del Senato e salita agli onori delle cronache per aver provato, con un emendamento al decreto liberalizzazioni, ad abolire ogni tipo di commissione per le Banche, emendamento (oggi modificato) che fece dimettere i vertici di ABI subito dopo la sua approvazione. “Momenti come quello di oggi sono fondamentali. E’ la partecipazione a dare forza a un Paese, non il populismo e la demagogia. Detto ciò, è un preciso dovere civile delle banche fare credito e farlo a tassi ragionevoli, contrattabili anche dalla Piccola Impresa, altrimenti schiacciata da costi che le vengono addossati senza diritto di replica. Dobbiamo battere il ferro finché è ancora caldo, non possiamo lasciare il Paese al suo destino, ma dobbiamo rivedere profondamente le questioni che oggi o bloccano e che, invece, dovrebbero far ripartire l’Italia, nel segno dell’equità, della solidarietà e della giustizia”. Come ha affermato il direttore di CNA Fabio Bezzi “a questo punto è necessario agire dichiarando pubblicamente il monte del debito, che ad oggi supera i 70 miliardi, ormai noto ai mercati e che già condiziona lo spread, per poi tentare di ripartire”.

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Emergenza Imprese: tra ritardati pagamenti e difficoltà di accesso al credito

Domani, Venerdì 4 Maggio alle ore 16 presso il Mercure Hotel Astoria di Reggio Emilia si terrà un incontro – audizone promosso dalla Senatrice reggiana Leana Pignedoli alla presenza del segretario provinciale del PD di Reggio Emilia, dal titolo “EMERGENZA  IMPRESE: tra ritardati pagamenti e difficolta’ di accesso al credito”.
“Data la gravita’ della fase che le imprese stanno vivendo – ha dichiarato Pignedoli – abbiamo previsto come gruppo PD del Senato una audizione sul territorio con alcuni Parlamentari delle commissioni finanza e industria. Parteciperanno, infatti, la senatrice Anna Rita Fioroni e i senatori Gian Carlo Sangalli e Marco Stradiotto Un dialogo senza mediazioni affichè possa essere rappresentata in diretta la dimensione del problema tra l’incognita del credito non concesso, il ritardo dei pagamenti e le informazioni sulle iniziative parlamentari in corso”.

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Una riflessione sui finanziamenti pubblici ai partiti di Leana Pignedoli

Commento pubblicato su “Il Resto del Carlino – Reggio Emilia” – Giovedì 19 aprile 2012
“Non condivido la proposta di riforma sul finanziamento pubblico ai partiti presentata da Alfano, Casini e Bersani nei giorni scorsi. Pur ponendo giustamente l’urgenza di metodi di trasparenza nella gestione dei bilanci, rimane una impostazione di difesa dell’esistente, non tesa al vero cambiamento. La trasparenza non basta. Va rivisto il tema della quantità delle risorse erogate. Non affrontare l’ammontare delle risorse, è ancora più grave oggi, in questa fase, perché vuol dire non tener conto della situazione che sta vivendo il Paese, ne del peso cui i cittadini sono sottoposti, quelli che non ce la fanno con le bollette, che sono in ansia per l’IMU, per i servizi. L’emergenza risorse è per tutti. Lo deve essere anche per i partiti. Non si può prescindere da tutto questo, diventa quasi una provocazione nei confronti dei cittadini. Serve chiarezza, coerenza, se si vuole riallacciare il filo della fiducia tra politica e cittadini. Occorrono risposte chiare a domande semplici dei cittadini. Quando viene chiesto a cosa sono serviti e a cosa servono le risorse che vengono erogate si ha il dovere di rispondere. Le cifre che appaiono sulla stampa non sono affatto chiare. Troppo lo scarto tra ciò che è stato rendicontato e ciò che è stato assegnato. Le risorse che vengono conferite sono finalizzate ai rimborsi elettorali. Non ad altro. Per il finanziamento complessivo dei partiti va reimpostata la modalità, se non addirittura la loro natura giuridica, mai toccata da sessant’anni a questa parte. Si può ridurre intanto, da subito, i fondi, in misura uguale, da quattro ad un euro per ciascun elettore. Occorre valutare la proposta che emerge da più parti di utilizzare fonti di sovvenzione come la destinazione volontaria del 5 per mille da parte dei cittadini al partito di riferimento (non genericamente al sistema partiti). Questo vorrebbe dire tenere insieme scelte volontarie e carattere pubblico del finanziamento. Si deve fare subito. E’ possibile. E’ urgente. E’ la precondizione per affrontare le emergenze economiche e sociali di questo momento che richiedono coesione, fiducia e responsabilità diffusa”.

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Imu Fabbricati Rurali: proposta PD equilibrata e sostenibilie

“La proposta sull’imu fabbricati strumentali avanzata dalla senatrice Maria Teresa Bertuzzi a nome del gruppo Pd al Senato, che propone un pagamento forfettario in attesa del completamento del processo di accatastamento, tiene insieme la sostenibilità di pagamento delle aziende, l’equilibrio del quadro di previsione finanziario dei conti pubblici, il raggiungimento in tempi ragionevoli di un riordino del sistema tributario del settore agricolo equo ed economicamente sostenibile. ci auguriamo fortemente che questa soluzione possa essere condivisa dal Governo perché sbloccherebbe una situazione per tutti problematica”. Lo dichiara la senatrice Leana Pignedoli, capogruppo in Commissione Agricoltura, a nome dei senatori Pd della Commissione Agricoltura.

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Bene Dl semplificazione. Ora avviare forti cambiamenti anche nel settore agricolo

“Il recupero di competitività di questo Paese non può prescindere dall’eliminazione delle inefficienze del sistema pubblico e per il settore agricolo questo è doppiamente vero : è necessario razionalizzare, togliere peso burocratico ingiustificato e aumentare l’efficienza. Il decreto sulla semplificazione contiene misure utili anche al settore e noi lo appoggiamo”. Lo afferma la senatrice Leana Pignedoli, capogruppo PD in commissione agricoltura, intervenendo in Aula a Palazzo Madama, sul decreto legge sulle semplificazioni. “Oggi dobbiamo, però, affrontare due questioni urgenti per riorganizzare il settore agricolo: l’emergenza del contrasto alle frodi alimentari e una vera e propria rivoluzione nel sistema dei controlli. Serve un sistema coordinato tra gli organismi che, nell’attuale sistema, riversa sulle aziende un peso ingiustificato”.

“Non si chiedono minori controlli, non li chiedono gli imprenditori – prosegue la parlamentare democratica – ma modalità diverse. Perchè in Francia, paese leader nel settore vitivinicolo, un produttore di vino ha a che fare con quattro organismi, mentre in Italia, lo stesso imprenditore ha almeno dieci interlocutori? Il Governo Monti si è già impegnato a fare di spending review e semplificazione, due delle sue colonne portanti, per tale ragione riponiamo fiducia nel suo intervento anche in questo caso”.
“Serve – continua Pigendoli – la creazione di una banca dati univoca, serve pensare alla creazione di un registro unico dei controlli sulle imprese agricole per giungere a una minore burocratizzazione per gli enti della pubblica amministrazione. Tutto questo è possibile. In Emilia Romagna, infatti, la giunta ha già approvato questa nuova modalità”.
“Il PD chiede al Governo – ha concluso Leana Pignedoli – di risolvere tutto ciò che nel settore agricolo si è stratificato in questi anni, ma appoggia il nuovo esecutivo perché è fiducioso della sua volontà di dare segnali forti in questa direzione, di avviare una fase di modernizzazione vera, di efficienza. E’ ciò che può fare subito per rilanciare la crescita”.

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Spendig Review: cominciamo dall’agricoltura – Presentazione DDL a Roma

“Spending Review” letteralmente è la revisione della spesa pubblica, una parola d’ordine tra le istituzioni in questo momento di crisi per il Paese. L’agricoltura vuole dare il buon esempio, in quanto può contribuire in maniera determinante alla crescita dell’Italia. Nasce da qui l’indagine promossa dalla senatrice Leana Pignedoli, capogruppo in Commissione agricoltura al Senato, iniziata oltre un anno fa, e oggi confluita in un ddl di cui è prima firmataria, in collaborazione con il capogruppo della Commissione Agricoltura della Camera Nicodemo Oliverio, presentato oggi al Senato e finalizzato al riordino e alla riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole.
“Il settore agricolo italiano – ha spiegato Leana Pignedoli nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Giustiniani, cui hanno preso parte, tra gli altri, la Presidente del Gruppo Pd Anna Finocchiaro, il responsabile del forum nazionale delle politiche agricole del Pd Enzo Lavarra, Nicodemo Oliverio, Enrico Morando, Alfonso Andria, Maria Teresa Beruzzi, il Dott. Sergio Nasi, che ha analizzato da un punto di vista tecnico la proposta di riordino, e i rappresentanti del mondo agricolo ed economico – sconta oggi rilevanti deficit di competitività: insufficiente integrazione, insufficiente innovazione, insufficiente produttività, nonché insufficiente efficienza nella gestione dei costi. Criticità che il sistema agricolo italiano si trascina purtroppo da anni, da quando sono proliferati gli Enti vigilati dal Ministero dell’Agricoltura, nati in realtà come strumenti di supporto per accrescere la capacità competitiva del settore”. “Oggi – continua Pignedoli – gli Enti agricoli di interesse nazionale sono tredici e si occupano di quattro grandi aree di attività: la ricerca, la gestione di risorse europee, strumenti finanziari ed elaborazioni dati. La nostra proposta mira a ristrutturare l’intero settore agroalimentare attraverso un piano di riordino, corposo ma necessario, che ne prevede la riduzione a quattro più uno strumento di controllo e un accordo rigido Stato-Regioni che azzeri qualunque forma di duplicazione e sovrapposizione strumentale e organizzativa sulle attività degli enti agricoli”.

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